• La malattia di Alzheimer

    La demenza di Alzheimer

    E' una malattia cronico-degenerativa caratterizzata da una lenta e progressiva degenerazione neuronale che compromette le capacità cognitive e funzionali del malato.

  • Attività di sensibilizzazione

    Iniziative dell'associazione

    Iniziative di promozione dell'associazione, di informazione sulle problematiche legate alla malattia e i possibii interventi.

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  • Gruppi di sostegno

    Accompagna i familiari

    Accompagna i familiari nel doloroso percorso della malattia, dando spazio alle loro emozioni e aiutandoli nella ricerca delle migliori soluzioni per la vita quotidiana.

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  • Volontariato

    La Regione Lazio ha finanziato il nostro progetto mirato alla formazione e all’inserimento di 100 volontari presso il domicilio di persone affette da malattia di Alzheimer allo scopo di dare sollievo ai familiari e offrire attività piacevoli e di stimolazione ai malati.

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  • Alzheimer Aprilia Onlus, opera a livello territoriale e fa parte di una rete diffusa su tutto il territorio nazionale ed europeo. L’associazione, ha lo scopo di sostenere i malati di Alzheimer e i loro familiari, per migliorarne la qualità della vita.

Associazione

è nata nel 2004 e lavora in sinergia con i servizi sanitari e sociali territoriali a tutela dei diritti del malato. Promuove i servizi per i pazienti, la formazione degli operatori, gli investimenti nella ricerca e sensibilizza l’opinione pubblica e le istituzioni sul “tema” Alzheimer.

 

 



Alzheimer Aprilia Onlus

Associazione

Alzheimer Aprilia Onlus, opera a livello territoriale e fa parte di una rete diffusa su tutto il territorio nazionale ed europeo. L’associazione, ha lo scopo di sostenere i malati di Alzheimer e i loro familiari, per migliorarne la qualità della vita.
Alzheimer Aprilia Onlus, è nata nel 2004 e lavora in sinergia con i servizi sanitari e sociali territoriali a tutela dei diritti del malato. Promuove i servizi per i pazienti, la formazione degli operatori, gli investimenti nella ricerca e sensibilizza l’opinione pubblica e le istituzioni sul “tema” Alzheimer.
Alzheimer Aprilia Onlus, come da statuto, intende raggiungere i suoi obiettivi, principalmente, attraverso le seguenti attività:

 

  • interventi finalizzati al sostegno dei malati e dei loro familiari;
  • assistenza dei malati e dei loro familiari nei rapporti con presidi sanitari e enti pubblici;
  • studio e promozione di modelli di assistenza specifica;
  • formazione di personale specializzato anche attraverso convegni e corsi
  • interventi presso le forze politiche e sindacali e presso le amministrazioni pubbliche, al fine di promuovere la qualità della vita e la tutela giuridica del malato e dei familiari
  • promuovere una Rete Dedicata a chi si prende cura della persona malata, per informazioni, consulenze e sostegno psicologico educare e sensibilizzare gli studenti delle scuole

Statuto

Art.1 Costituzione
1. E’ costituita con sede in Aprilia Via G.B. Grassi, 39 l’organizzazione di volontariato denominata Alzheimer Aprilia Onlus di seguito detta organizzazione.
2. I contenuti e la struttura dell’organizzazione sono democratici.

Art.2 Finalità e attività
1. L’organizzazione ha lo scopo di perseguire finalità di solidarietà sociale nei confronti delle persone affette da malattia di Alzheimer e patologie affini nonché dei loro familiari. Essa ha durata illimitata e non ha fini di lucro.
2. L’organizzazione propone di raggiungere i suoi fini di solidarietà attraverso le seguenti attività principali:

    Interventi finalizzati al sostegno dei malati e dei loro familiari;
    assistenza dei malati e loro familiari nei rapporti con presidi sanitari, enti pubblici;
    sensibilizzazione intorno alle peculiari problematiche che la malattia di Alzheimer solleva e al sostegno dei pazienti e delle loro famiglie;
    studio e promozione di modelli di assistenza specifica;
    formazione di personale specializzato anche attraverso l’organizzazione di convegni e corsi;
    interventi presso le forze politiche e sindacali e presso le amministrazioni pubbliche, al fine di promuovere la qualità della vita e la tutela giuridica del malato e dei familiari.

Art.3 Aderenti
1. Sono aderenti all’organizzazione quelli che sottoscrivono il presente statuto e quelli che ne fanno richiesta e la cui domanda di adesione è accolta dal comitato.
2. Nella domanda di adesione l’aspirante aderente dichiara di accettare senza riserve lo statuto dell’organizzazione. L’iscrizione decorre dalla data di delibera del comitato.
3. Gli aderenti cessano di appartenere all’organizzazione per:
– dimissioni volontarie;
– non aver effettuato il versamento della quota associativa per almeno due anni;
– morte;
– indegnità deliberata dal comitato; in quest’ultimo caso è ammesso ricorso al collegio dei probiviri (o del collegio arbitrale) il quale decide in via definitiva.
Tutte le prestazioni fornite dagli aderenti sono a titolo gratuito.

Art.4 Diritti e obblighi degli aderenti
1. Gli aderenti hanno diritto a partecipare alle assemblee, a votare direttamente o per delega, a svolgere il lavoro preventivamente concordato e a recedere dall’appartenenza all’organizzazione.
2. Gli aderenti sono tenuti a rispettare le norme del presente statuto, a pagare le quote sociali e i contributi nell’ammontare fissato dall’assemblea e a prestare il lavoro preventivamente concordato.

Art.5 Organi
Sono organi dell’organizzazione:
– l’assemblea;
– il comitato;
– il presidente.

Art.6 Assemblea
1. L’assemblea è costituita da tutti gli aderenti all’organizzazione.
2. Essa è presieduta dal presidente ed è convocata dal presidente stesso, in via ordinaria una volta all’anno e in via straordinaria ogni qualvolta il presidente lo ritenga necessario, con almeno 15 giorni di preavviso decorrenti dalla data del timbro postale o da quella posta sulla ricevuta nel caso in cui la lettera di convocazione sia consegnata a mano. Sarà valida anche una comunicazione fatta via e-mail.
3. La convocazione può avvenire anche su richiesta di almeno un terzo degli aderenti; in tal caso il presidente deve provvedere alla convocazione entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta e l’assemblea deve essere tenuta entro trenta giorni dalla convocazione.
4. In prima convocazione l’assemblea è regolarmente costituita con la presenza della metà più uno degli aderenti, presenti in proprio o per delega da conferirsi ad altro aderente. In seconda convocazione è regolarmente costituita qualunque sia il numero degli aderenti presenti, in proprio o per delega.
5. Ciascun aderente non può essere portatore di più di una delega.
6. Le deliberazioni dell’assemblea sono adottate a maggioranza semplice dei presenti, fatto salvo quanto previsto dal successivo articolo 16.
7. L’assemblea ha i seguenti compiti:
– eleggere i membri del comitato;
– eleggere i componenti del collegio dei probiviri, (ove se ne preveda la costituzione)
– eleggere i componenti del collegio dei revisori dei conti, (ove se ne preveda la costituzione);
– approvare il programma di attività proposto dal comitato;
– approvare il bilancio preventivo;
– approvare il bilancio consuntivo;
– approvare o respingere le richieste di modifica dello statuto di cui al successivo articolo 16;
– stabilire l’ammontare delle quote associative e dei contributi a carico degli aderenti.

Art.7 Comitato
1. Il comitato è eletto dall’assemblea ed è composto da 7 membri. Esso può cooptare altri 2 membri, in qualità di esperti. Questi ultimi possono esprimersi con solo voto consultivo.
2. Il comitato si riunisce, su convocazione del presidente, almeno una volta al mese e quando ne faccia richiesta almeno un terzo dei componenti. In tale seconda ipotesi la riunione deve avvenire entro venti giorni dal ricevimento della richiesta.
3. Perché la convocazione sia valida, occorre un preavviso di almeno 12 giorni decorrenti dalla data del timbro postale o da quella posta sulla ricevuta nel caso in cui la lettera di convocazione sia consegnata a mano.
4. Il comitato ha i seguenti compiti:
– fissare le norme per il funzionamento dell’organizzazione;
– sottoporre all’approvazione dell’assemblea i bilanci preventivo e consuntivo annuali;
– determinare il programma di lavoro in base alle linee di indirizzo contenute nel programma generale approvato dall’assemblea, promuovendone e coordinandone l’attività e autorizzandone la spesa;
– eleggere il presidente;
– nominare il segretario;
– accogliere o rigettare le domande degli aspiranti aderenti;
– ratificare nella prima seduta successiva, i provvedimenti di propria competenza adottati dal presidente per motivi di necessità e di urgenza.

Art.8 Presidente
1. Il presidente, che è anche presidente dell’assemblea e del comitato, è eletto da quest’ultimo nel suo seno a maggioranza di voti.
2. Esso cessa dalla carica secondo le norme del successivo articolo 12 e qualora non ottemperi a quanto disposto nei precedenti articoli 6, comma 3° e 7, comma 2°.
3. Il presidente rappresenta legalmente l’organizzazione nei confronti di terzi e in giudizio. Convoca e presiede le riunioni dell’assemblea e del comitato.
3. In caso di necessità e di urgenza, assume i provvedimenti di competenza del comitato, sottoponendoli a ratifica nella prima riunione successiva.
4. In caso di assenza, di impedimento o di cessazione, le relative funzioni sono svolte dal vice presidente o dal componente del comitato più anziano di età.

Art.9 Segretario
Il segretario coadiuva il presidente e ha i seguenti compiti:
– provvede alla tenuta ed all’aggiornamento del registro degli aderenti;
– provvede al disbrigo della corrispondenza;
– é responsabile della redazione e della conservazione dei verbali delle riunioni degli organi collegiali: assemblea, comitato, collegio dei probiviri, collegio arbitrale e collegio dei revisori dei conti, ove di questi ultimi tre se ne preveda la costituzione;
– predispone lo schema del progetto di bilancio preventivo, che sottopone al comitato entro il mese di ottobre, e del bilancio consuntivo, che sottopone al comitato entro il mese di marzo;
– provvede alla tenuta dei registri e della contabilità dell’organizzazione nonché alla conservazione della documentazione relativa, con l’indicazione nominativa dei soggetti eroganti;
– provvede alla riscossione delle entrate e al pagamento delle spese in conformità alle decisioni del comitato

Art.10 Collegio dei probiviri (ove se ne preveda la costituzione)
(In alternativa con il collegio arbitrale di cui al successivo articolo
10/bis)
1. Il collegio dei probiviri è costituito da tre componenti effettivi e da due supplenti eletti dall’assemblea. Esso elegge nel suo seno il presidente.
2. Il collegio ha il compito di esaminare tutte le controversie tra gli aderenti, tra questi e l’organizzazione o i suoi organi, tra i membri degli organi e tra gli organi stessi.
3. Esso giudica ex bono et aequo senza formalità di procedure. Il lodo emesso è inappellabile.

Art.10/bis Collegio arbitrale
(In alternativa con il collegio dei probiviri di cui al precedente
articolo 10)
1. Qualsiasi controversia dovesse sorgere per l’interpretazione e l’esecuzione del presente statuto tra gli organi, tra gli organi e i soci ovvero tra i soci, deve essere devoluta alla determinazione inappellabile di un collegio arbitrale formato da tre arbitri amichevoli compositori, i quali giudicheranno “ex bono ed aequo” senza formalità di procedura, salvo contraddittorio, entro 60 giorni dalla nomina.
2. La loro determinazione avrà effetto di accordo direttamente raggiunto tra le parti.
3. Gli arbitri sono nominati uno da ciascuna delle parti ed il terzo dai primi due o, in difetto di accordo, dal presidente della Corte d’appello di Latina il quale nominerà anche l’arbitro per la parte che non vi avesse provveduto.

Art.11 Collegio dei revisori dei conti (ove se ne preveda la costituzione)
1. Il collegio dei revisori dei conti è costituito da tre componenti effettivi e da due supplenti eletti dall’assemblea. Esso elegge nel suo seno il presidente.
2. Il collegio esercita i poteri e le funzioni previsti dagli articoli 2403 e seguenti del codice civile.
3. Esso agisce di propria iniziativa, su richiesta di uno degli organi oppure su segnalazione anche di un solo aderente fatta per iscritto e firmata.
4. Il collegio riferisce annualmente all’assemblea con relazione scritta, firmata e distribuita a tutti gli aderenti.

Art.12 Gratuità e durata delle cariche
1. Tutte le cariche sociali sono gratuite, ma può essere riconosciuto un rimborso spese secondo modalità e nella misura stabilite dal Comitato. Le cariche hanno la durata di tre anni e possono essere riconfermate.
2. Le sostituzioni e le cooptazioni effettuate nel corso del triennio decadono allo scadere del triennio medesimo.

Art.13 Risorse economiche
1. L’organizzazione trae le risorse economiche per il funzionamento e lo svolgimento della propria attività da:
– quote associative e contributi degli aderenti;
– contributi dei privati;
– contributi dello Stato, di enti e dì istituzioni pubbliche;
– contributi di organismi internazionali;
– donazioni e lasciti testamentari;
– rimborsi derivanti da convenzioni;
– entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali;
– rendite di beni mobili o immobili pervenuti all’organizzazione a qualunque titolo.
2. I fondi sono depositati presso l’istituto di credito stabilito dal comitato.
3. Ogni operazione finanziaria è disposta con firme congiunte del presidente e del segretario.

Art.14 Quota sociale
1. La quota associativa a carico degli aderenti è fissata dall’assemblea. Essa è annuale; non è frazionabile ne ripetibile in caso di recesso o di perdita della qualità di aderente.
2. Gli aderenti non in regola con il pagamento delle quote sociali non possono partecipare alle riunioni dell’assemblea né prendere parte alle attività dell’organizzazione. Essi non sono elettori e non possono essere eletti alle cariche sociali.

Art.15 Bilancio
1. Ogni anno devono essere redatti, a cura del comitato i bilanci preventivo e consuntivo da sottoporre all’approvazione dell’assemblea che deciderà a maggioranza di voti.
2. Dal bilancio consuntivo devono risultare i beni, i contributi e i lasciti ricevuti.
3. Il bilancio deve coincidere con l’anno solare.

Art.16 Modifiche allo statuto
1. Le proposte di modifica allo statuto possono essere presentate all’assemblea da uno degli organi o da almeno cinque aderenti. Le relative deliberazioni sono approvate dall’assemblea con il voto favorevole della maggioranza assoluta degli aderenti all’organizzazione.

Art.17 Scioglimento
Lo scioglimento dell’Associazione é deliberato dall’Assemblea dei Soci, con una maggioranza dei due terzi dei Soci aventi diritto al voto, che provvederà alla nomina di uno o più liquidatori. L’eventuale patrimonio esistente sarà devoluto ad una organizzazione di volontariato operante in analogo settore.

Art.18 Norma di rinvio
Per quanto non previsto dal presente statuto, si fa riferimento alle vigenti disposizioni legislative in materia.

La Malattia Alzheimer

La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza. Tra il 50 e il 70% delle persone affette da demenza soffrono di malattia di Alzheimer. Un processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello. Prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907 descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici della malattia di Alzheimer, come le placche e i viluppi neuro-fibrillari nel cervello. E’ una malattia che colpisce la memoria e le funzioni mentali (ad es. il pensare, il parlare, ecc.), ma può causare altri problemi come confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. All’inizio i sintomi – qualche difficoltà a ricordare e la perdita delle capacità intellettive – possono essere così lievi da passare inosservati, sia all’interessato che ai familiari e agli amici. Ma, col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più evidenti, e cominciano a interferire con le attività quotidiane e con le relazioni sociali. Le difficoltà pratiche nelle più comuni attività quotidiane, come quella di vestirsi, lavarsi o andare alla toilette, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la completa dipendenza dagli altri. La malattia di Alzheimer non è né infettiva né contagiosa.

Può essere considerata a tutti gli effetti una malattia terminale, che causa un deterioramento generale delle condizioni di salute. La causa più comune di morte è la polmonite, perché il progredire della malattia porta ad un deterioramento del sistema immunitario e a perdita di peso, accrescendo il pericolo di infezioni della gola e dei polmoni. Nel passato, si tendeva ad usare l’espressione “morbo di Alzheimer” in riferimento ad una forma di demenza pre-senile, come contrapposto alla demenza senile. Oggi si ritiene, invece, che la malattia colpisca sia persone al di sotto dei 65 anni di età che persone al di sopra dei 65 anni. Di conseguenza, oggi, ci si riferisce spesso alla malattia come a una demenza di Alzheimer, specificando, eventualmente “ad esordio precoce”.

Quali sono le persone a rischio di contrarre la malattia?

Confrontando le caratteristiche delle persone con la malattia di Alzheimer con quelle della popolazione sana, i ricercatori hanno prospettato un certo numero di fattori di rischio. Ciò significa che alcune persone hanno maggiori probabilità di contrarre la malattia di altre. Tuttavia, è improbabile che si possa far risalire la malattia ad un’unica causa: è verosimile che sia un insieme di fattori – con incidenza diversa da persona a persona – a determinarne lo sviluppo.
– Età
E’ affetta dalla malattia di Alzheimer circa una persona su venti tra quelle che hanno superato i 65 anni di età, e meno di una persona su mille al di sotto di tale età. E’ importante rilevare che, anche se col passare degli anni le persone tendono a perdere la memoria, la stragrande maggioranza degli individui sopra gli ottant’anni è interessato a questo fenomeno.
– Sesso
Da alcuni studi risulta che il numero di donne affette da tale malattia è sempre stato superiore al numero degli uomini. Tale dato può essere, tuttavia, ingannevole, perché le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini. Ciò significa che, a parità di durata della vita e in assenza di altre cause di morte, il numero di uomini affetti da malattia di Alzheimer equivarrebbe al numero delle donne.
– Fattori Genetici
In un numero estremamente limitato di famiglie, la malattia di Alzheimer si presenta col carattere di malattia genetica dominante. I membri di tali famiglie possono ereditare da uno dei genitori la parte di DNA (struttura genetica) che causa tale malattia. Mediamente, la metà dei figli di un genitore malato erediterà la malattia, con esordio ad un’età relativamente bassa: di norma, tra i 35 e i 60 anni. Nell’ambito di una stessa famiglia, l’età d’inizio è discretamente costante. E’ stato scoperto un collegamento tra il cromosoma 21 e la malattia di Alzheimer. Poiché la sindrome di Down è causata da un’anomalia su questo
cromosoma, i soggetti Down hanno maggiori probabilità di ammalarsi se raggiungono la mezza età, anche se non appaiono tutti i sintomi della malattia.

– Traumi Cranici
Ci sono fondati motivi per ritenere che una persona che ha ricevuto un violento colpo alla testa possa essere a rischio di ammalarsi di Alzheimer. Il rischio è maggiore se al momento del colpo la persona ha più di cinquant’anni, ha un gene specifico (apoE4) e ha perso conoscenza subito dopo il colpo. Non esiste nessuna prova sicura che un particolare gruppo di persone sia candidato a sviluppare la malattia. Razza, professione, posizione geografica, livello socioeconomico non sono fattori determinanti.

La malattia di Alzheimer è ereditaria?

Indipendentemente dalla familiarità, tutti possiamo ammalarci a un certo punto della vita. Tuttavia, è nota ora l’esistenza di un gene che può influenzare questo rischio. Questo gene si trova nel cromosoma 19, ed è responsabile della produzione di una proteina chiamata apolipoproteina E (ApoE). Esistono tre tipi principali di tale proteina, uno dei quali (l’ApoE4) – sebbene poco comune – rende più probabile il verificarsi della malattia. Non si tratta della causa della malattia, ma ne aumenta la probabilità. Per esempio, una persona di cinquant’anni portatrice di questo gene avrebbe 2 probabilità su 1000 di ammalarsi invece del consueto 1 per 1000, ma può nella realtà non ammalarsi mai. Soltanto nel 50 % dei malati di Alzheimer si trova la proteina ApoE4, e non tutti coloro che hanno tale proteina presentano la malattia. In un numero estremamente limitato di famiglie (alcune decine in tutto il mondo), la malattia di Alzheimer si presenta col carattere di
malattia genetica dominante. I membri di tali famiglie possono ereditare da uno dei genitori la parte di DNA (struttura genetica) che causa la malattia. Mediamente, la metà dei figli di un genitore malato erediterà la malattia, che in questo caso avrà un esordio relativamente precoce: tra i 35 3 i 60 anni

Esiste un esame che possa predire la malattia di Alzheimer?

Non esiste la possibilità di predire a un determinato individuo che un giorno o l’altro svilupperà la malattia. E’ possibile sottoporsi a un test per determinare la presenza del gene ApoE4, ma questo test non ci dice se ci ammaleremo o meno; segnala semplicemente un rischio teorico maggiore. Ci sono infatti, persone dotate del gene ApoE4 che sono vissute fino a tarda età senza ammalarsi, proprio come ce ne sono altre che non avevano l’ApoE4 e hanno invece manifestato la malattia.
Perciò, sottoporsi a questo test può comportare il rischio di un inutile allarme o di una falsa sicurezza ed è considerzto clinicamente ed eticamente ingiustificato in soggetti asintomatici.
Soltanto nelle rarissime famiglie in cui l’Alzheimer è una malattia genetica dominante, i congiunti non affetti dalla malattia possono sottoporsi all’esame diagnostico predittivo. E’ necessario che la persona che vi si sottopone sia assistita con professionalità prima, durante e dopo l’esame.

Come viene diagnosticata la malattia di Alzheimer?

    Anamnesi e visita medica
    Può darsi che ci venga chiesto di fornire informazioni sul comportamento del nostro congiunto; se ha difficoltà a vestirsi, lavarsi, gestire il danaro, mantenere gli appuntamenti, viaggiare da solo, fare il proprio lavoro e usare gli elettrodomestici. Il malato sarà probabilmente sottoposto ad una visita neuropsicologica, per valutare eventuali problemi di memoria, linguaggio, attenzione. Spesso viene impiegato un esame chiamato Mini- Mental State Examination (MMSE), che consiste nel sottoporre il malato a domande del tipo: “Che giorno è? In che città ci troviamo? Come si chiama questo?” (mostrando un orologio). Un’altra parte del test consiste nel far eseguire una serie di operazioni in base ad istruzioni semplici.
    Esami di laboratorio
    Può essere opportuno effettuare una serie di esami di laboratorio (per es. esame del sangue e delle urine) per escludere l’esistenza di altre malattie che potrebbero spiegare la demenza, o di malattie che potrebbero aggravare un pre-esistente malattia di Alzheimer.
    Inoltre, sono stati sviluppati negli ultimi anni diversi strumenti per osservare l’encefalo, che permettono di fornire immagini del cervello in vivo, rivelando eventuali differenze tra il cervello delle persone sane e quello dei malati di Alzheimer. Questi strumenti permettono di esaminare in modo indolore e sostanzialmente innocuo il cervello di una persona in vita. Per quanto non garantiscano una diagnosi certa di malattia di Alzheimer, queste tecniche
    permettono di dare maggior peso a una diagnosi di possibile o probabile malattia.
    Esami Strumentali
        Risonanza magnetica Questo esame consente di ottenere un’immagine della struttura del cervello molto particolareggiata. Sovrapponendo un’immagine ad un’altra eseguita ad alcuni mesi di distanza, è possibile riscontrare i cambiamenti di una determinata parte del cervello.
        TAC (Tomografia assiale computerizzata) Questo esame misura lo spessore di una parte del cervello, che rapidamente si assottiglia nei pazienti affetti da Alzheimer.
        SPECT (tomografia computerizzata ad emissione di fotone singolo) Questo esame può essere eseguito per misurare il flusso del sangue nel cervello; si è riscontrato che tale flusso è ridotto nei malati di Alzheimer, per effetto di una diminuita attività delle cellule nervose.
        PET (tomografia a emissione di positroni) L’uso di questa tecnica è limitato ai centri di ricerca. Può evidenziare cambiamenti nel funzionamento del cervello del malato di Alzheimer; ad esempio un utilizzo anormale del glucosio da parte del cervello.

Come può essere la diagnosi?

Ci sono tre possibili tipi di diagnosi di Alzheimer: possibile, probabile e certa.

    Malattia di Alzheimer possibile
    Una diagnosi di possibile malattia di Alzheimer è basata sull’osservazione di sintomi clinici e sul deterioramento di due o più funzioni cognitive (per es. memoria, linguaggio o pensiero) in presenza di una seconda malattia che non è considerata la causa della demenza, ma che rende comunque la diagnosi di malattia di Alzheimer meno sicura.
    Malattia di Alzheimer probabile
    La diagnosi si qualifica come probabile sulla base degli stessi concetti detti sopra, ma in assenza di una seconda malattia.
    Malattia di Alzheimer certa
    L’identificazione delle caratteristiche placche senili e dei gomitoli neuro-fibrillari nel cervello è l’unico modo sicuro per confermare con certezza la diagnosi di malattia di Alzheimer. Per questa ragione, la terza diagnosi, quella di malattia di Alzheimer certa, può essere formulata soltanto mediante biopsia del cervello, o dopo che è stata effettuata

Le principali caratteristiche della malattia di Alzheimer

    Amnesia: La perdita di memoria influenza in molti modi la vita di ogni giorno, in quanto crea problemi di comunicazione, di sicurezza e di comportamento. Per capire come la memoria è colpita nella malattia di Alzheimer è utile considerare i differenti tipi di
        Memoria episodica: questa è la memoria di tutti gli avvenimenti della nostra vita. A sua volta la memoria episodica può essere classificata in memoria a breve termine(che conserva le informazioni dell’ultima ora) e memoria a lungo termine. Sembra che i malati di Alzheimer non abbiano difficoltà a ricordare eventi del passato ma possono dimenticare cose che sono successe cinque minuti prima. Il ricordo di eventi lontani nel tempo possono interferire con la vita di ogni giorno: ad esempio il malato può eseguire senza posa movimenti “professionali”, legati cioè al lavoro che faceva prima di ammalarsi.
        Memoria semantica: questa è la memoria del significato delle parole. A differenza della memoria episodica, non è personale ma comune a tutti coloro che parlano la stessa lingua. Per stabilire un dialogo con gli altri è necessario che il significato delle parole sia comune a tutti. La memoria episodica e quella semantica non sono localizzate nella stessa area del cervello; di conseguenza non vengono colpite nello stesso momento.
        Memoria procedurale: questa è la memoria di come si fanno le cose, come si usano gli oggetti. La perdita della memoria procedurale rende difficili attività quotidiane, come vestirsi, lavarsi, cucinare. Sembra, però, che venga mantenuta più a lungo di quella semantica; per questa ragione, si vedono malati che hanno difficoltà a trovare le parole, che non ne capiscono il significato e che riescono, invece, a cantare vecchie canzoni.
    Aprassia
    E’ il termine usato per descrivere la perdita della capacità di compiere atti volontari e finalizzati, nonostante l’integrità della funzione motoria. Ad esempio, il malato non è capace di allacciarsi le stringhe delle scarpe, aprire una porta, accendere la televisione.
    Afasia
    E’ il termine usato per descrivere l’alterazione o l’incapacità di parlare o di capire il linguaggio. Si può evidenziare in vari modi: ad esempio con la sostituzione di una parola con altra di significato diverso ma della stessa famiglia (ora invece di orologio), oppure l’impiego di una parola sbagliata ma dal suono simile a quella giusta zuccotto invece di cappotto), o di una parola completamente diversa e senza alcun legame apparente con quella giusta. Se si accompagna ad ecolalìa (la ripetizione involontaria di parole o frasi dette da un’altra persona) e alla ripetizione costante di una parola o di una frase, il risultato può essere una forma di discorso di difficile comprensione, o una specie di gergo.
    Agnosia
    E’ il termine usato per descrivere la perdita della capacità di riconoscere gli oggetti e il loro uso appropriato. Ad esempio, il malato può usare la forchetta invece del cucchiaio, una scarpa al posto di una tazza o un temperino invece della matita, e così via. Per quanto riguarda le persone, può venire meno la capacità di riconoscerle, non a causa della perdita di memoria, ma piuttosto come risultato della mancata elaborazione da parte del cervello dell’identità di una persona in base alle informazioni fornite dalla vista.
    Comunicazione
    I malati di Alzheimer hanno difficoltà sia a parlare che a capire il linguaggio e poiché gli esseri umani hanno bisogno di questo per comunicare tra di loro, diventa sempre più difficile comunicare con il malato; ciò causa a sua volta altri problemi.
    Cambiamenti di personalità
    I malati di Alzheimer possono comportarsi in modo totalmente diverso da quello abituale. Una persona tranquilla, educata, amichevole, può trasformarsi diventando aggressiva. Sono comuni bruschi e frequenti cambiamenti di umore.
    Disturbi del comportamento
    Un sintomo comune del malato di Alzheimer è il “girovagare” sia di giorno che di notte. Le ragioni possono essere numerose, ma, a causa dei problemi di comunicazione è spesso impossibile identificarle. Altri disturbi possono essere l’incontinenza, l’aggressività, l’insonnia.

Che tipo di ricerche si stanno facendo?

Alluminio – L’alluminio si può trovare nell’acqua potabile, negli antidiaforetici, nel té e nelle tavolette digestive. I ricercatori hanno studiato i possibili effetti dell’alluminio sulla malattia di Alzheimer per oltre trent’anni. Tuttavia, sebbene la ricerca continui, non esistono prove definitive che esista un nesso causale tra l’alluminio e la malattia di Alzheimer. Anti-infiammatori – Si è osservato che la malattia di Alzheimer è meno frequente negli individui che soffrono di artrite reumatoide. Queste persone tendono ad assumere farmaci anti-infiammatori per lunghi periodi. Si presume pertanto che tali farmaci possano ridurre il rischio, ritardare l’inizio e contrastare lo sviluppo della malattria di Alzheimer. La ricerca continua.
Assistenza ai malati – Un settore della ricerca riguarda i problemi e i bisogni di chi assiste i malati, per es. il tipo di supporto necessario, le difficoltà relative all’assistenza vera e propria, i problemi per ottenere una diagnosi e per prendere una decisione difficile, lo stress e la depressione. Tale ricerca è estremamente importante se vogliamo fornire alle persone che assistono i malati il supporto, le indicazioni e i servizi di cui hanno bisogno.
Estrogeni – Alcuni studi hanno dimostrato che, nelle donne che avevano assunto estrogeni dopo la menopausa, il rischio di contrarre l’Alzheimer era minore rispetto alle altre. Un altro studio su un numero limitato di soggetti ha segnalato notevoli miglioramenti della memoria e dell’attenzione in donne già malate di Alzheimer che assumevano estrogeni; tali miglioramenti peraltro diminuivano quando cessava la somministrazione del farmaco. La ricerca sta attualmente portando avanti uno studio approfondito e su vasta scala sugli effetti degli estrogeni nella malattia di Alzheimer.
Fattori genetici – I ricercatori hanno studiato i fattori genetici che possono portare alla malattia di Alzheimer (o una deficienza, che sarebbe causa diretta della malattia, o anomalie, che aumenterebbero la possibilità di contrarre la malattia). Sono state identificate anomalie in quattro geni nei cromosomi 1, 14, 19 e 21, e la ricerca continua. Traumi cranici – Ci sono fondati motivi per ritenere che una persona che ha ricevuto un violento colpo alla testa possa essere a rischio di ammalarsi di Alzheimer. Il rischio è maggiore se al momento del colpo la persona ha più di cinquant’anni, ha un gene specifico (ApoE4) e ha perso conoscenza subito dopo il colpo.
Farmaci – Le industrie farmaceutiche stanno conducendo ricerche su farmaci che possano rallentare il progresso della malattia o attenuarne i sintomi, quali la perdita di memoria. Fumo – Secondo studi condotti in Europa, sembrerebbe che, nelle famiglie dove la malattia di Alzheimer è ereditaria, fumare sigarette allontani almeno di qualche anno il rischio della malattia. Tuttavia, la ricerca canadese ha segnalato che i fumatori accaniti hanno un rischio più che doppio di sviluppare la malattia, mentre i fumatori leggeri hanno lo stesso rischio di chi non fuma.


Le Fasi

Fase 1: Nessuna deterioramento (funzione normale )
Nella persona non si verificano problemi di memoria . Un colloquio con un medico non mostra alcuna evidenza di sintomi di demenza .

Fase 2 : Declino cognitivo molto lieve (potrebbero essere normali cambiamenti legati all’età o primi segni di malattia di Alzheimer )
La persona può sentirsi come se stesse avendo vuoti di memoria – oblio di parole familiari o la posizione di oggetti di uso quotidiano . Ma nessun sintomo di demenza può essere rilevato nel corso di una visita medica o da amici, familiari o colleghi di lavoro .

Fase 3 : Lieve declino cognitivo (stadio precoce di Alzheimer può essere diagnosticata in alcuni, ma non tutti, gli individui con questi sintomi )
Amici, familiari o colleghi di lavoro cominciano a notare le difficoltà. Nel corso di un colloquio medico approfondito, i medici di medicina generale possono essere in grado di rilevare i problemi  di memoria o di concentrazione .
In questo stadio sono comuni:
Evidenti difficoltà a trovare la parola o il nome giusto
Difficoltà a ricordare nomi maggiormente quando si incontrano nuove persone o si discute in gruppo  e maggiore difficoltà a svolgere attività in contesti sociali Dimenticare ciò che si è appena letto
Perdere o cambiare posto ad un oggetto di valore
Aumentano le difficoltà nella pianificazione o nell’organizzazione

Fase 4 : Declino cognitivo moderato (Malattia di Alzheimer lieve o in fase iniziale)
A questo punto, un colloquio medico attento dovrebbe essere in grado di rilevare i sintomi chiave in diverse aree:
Dimenticanza di eventi recenti
Compromissione della capacità di eseguire calcoli mentali impegnativi – per esempio, contare all’indietro da 100 – 7
Maggiore difficoltà a svolgere compiti complessi , come ad esempio la pianificazione di una cena, pagare le bollette o la gestione delle proprie finanze
Dimenticanze sulla propria storia personale
Diventare lunatici o ritirati, soprattutto in situazioni socialmente o mentalmente impegnative

Fase 5 : Declino cognito moderato grave (Malattia di Alzheimer moderata)
Le lacune nella memoria e il pensiero sono evidenti, e gli individui cominciano ad avere bisogno di aiuto per le attività quotidiane.
In questa fase, non sono in grado di ricordare il proprio indirizzo o numero di telefono o la scuola superiore o l’università in cui ci si è laureati.
Diventano confusi su dove sono o che giorno sia.
Hanno problemi con l’aritmetica mentale meno impegnativa , come ad esempio contare all’indietro da 40 sottraendo 4 o da 20 sottraendo 2
Hanno bisogno di aiuto per scegliere abbigliamento adeguato per la stagione o l’occasione
Ricordano ancora i dettagli significativi su se stessi e la loro famiglia
Ancora non necessitano di assistenza con il mangiare o l’andare in bagno

Fase 6 : grave declino cognitivo (Malattia di Alzheimer moderatamente grave)
La memoria continua a peggiorare, possono aver luogo cambiamenti di personalità e le persone hanno bisogno di aiuto con le attività quotidiane .
In questa fase, gli individui possono perdere la consapevolezza delle recenti esperienze e non riconoscere gli ambienti.
Ricordano il proprio nome, ma hanno difficoltà con la loro storia personale
Distinguono i volti noti e non noti , ma hanno difficoltà a ricordare il nome di un coniuge o di badante
Hanno bisogno di aiuto vestirsi correttamente e possono, senza controllo, fare errori, come mettere il pigiama sopra i vestiti o le scarpe sui piedi sbagliati
Possono invertire il ritmo sonno-veglia – dormire durante il giorno e diventare irrequieto di notte
Hanno bisogno di aiuto in bagno
Hanno difficoltà sempre più frequenti con  il controllo della loro vescica o dell’intestino
Possono intervenire modificazioni della personalità e comportamentali, tra cui sospettosità e deliri (come credere che il loro caregiver è un impostore un ladro), compulsioni,  comportamenti ripetitivi come strette di mano o triturazione dei tessuti
Tendono a vagare o a perdersi

Fase 7 : Declino cognitivo molto grave (Morbo di Alzheimer grave o in fase avanzata)
Nella fase finale di questa malattia , gli individui perdono la capacità di contatto con l’ambiente, non riescono a portare avanti una conversazione e a controllare i movimenti.
Possono ancora dire parole o frasi .
In questa fase hanno bisogno di aiuto per la maggior parte della loro cura personale quotidiana, tra cui mangiare o andare in bagno.
Possono anche perdere la capacità di sorridere, di sedersi senza supporto e di tenere la testa alta.
I riflessi diventano anormali, i muscoli si irrigidiscono, la deglutizione è compromessa.

Pericolo di fuga

Il malato di Alzheimer va gradualmente perdendo il senso dell’orientamento nel tempo e nello spazio. Se a questa situazione si aggiunge un evento ambientale, che il malato vive con disagio o in modo per lui minaccioso, si produce la fuga.
La fuga è quindi un gesto volontario, con un obiettivo confuso, che si sviluppa quando egli sente la necessità o di allontanarsi da un ambiente che ritiene ostile, o di andare alla ricerca di qualcuno o di qualcosa che possono risiedere anche nel suo passato. Molti di questi malati, che si sono allontanati, sono stati ritrovati sulla strada della loro casa di una volta, o in luoghi legati alle esperienze di vita trascorsa.
E’ particolarmente pericoloso in una grande metropoli, dove il traffico intenso, i quartieri dalle grandi superfici in cemento, la frettolosità e l’indifferenza dei passanti sono tutte aggravanti della condizione del malato, aumentandone il disorientamento e l’angoscia dello smarrimento.

Il fenomeno della fuga è facilitato da un altro sintomo che può occorrere al malato: il wandering (vagabondaggio). In uno stadio intermedio della malattia, egli prova un irrefrenabile bisogno di camminare e affaccendarsi senza scopo apparente, che è stato in realtà interpretato come un modo di riempire il vuoto cognitivo e affettivo che sente all’intorno.

Fuga e vagabondaggio, comunque, non fanno parte necessariamente della malattia, ma è importante esserne edotti per prevenirne i pericoli conseguenti. Momenti cruciali nei quali si può verificare la fuga sono quelli in cui il malato prova un senso di perdita e di insicurezza: la scomparsa o il cambio del caregiver primario, un trasferimento di abitazione, la percezione di un’atmosfera aggressiva, uno stress sensoriale visivo o uditivo, un dolore fisico che non riesce ad esprimere, un momento di caduta dell’autostima, quando viene messo di fronte ai suoi deficit.

Cosa fare? Come Comportarsi?

• Osservare e comprendere le circostanze in cui si è verificata la fuga.
• Verificare se sono presenti persone non gradite al malato.
• Controllare se nell’ambiente esistono stimoli eccessivi (rumori disturbanti, scene televisive troppo veloci o terrificanti, etc.).
• Ricordare che sul far della sera sono più frequenti momenti di confusione mentale, per cui, accrescendosi il disorientamento, i malati vogliono uscire per “tornare a casa loro”! Ciò spesso esprime il desiderio di ritrovarsi al sicuro, all’interno di una routine conosciuta.
• Prendere provvedimenti che impediscano la fuga, senza però provocare costrizioni che il malato possa vivere in modo opprimente e minaccioso:

– Tenete chiusa la porta esterna, con una serratura montata in un posto insolito, tenendo conto che il malato in genere risponde ad automatismi e non è capace di un nuovo apprendimento oppure usare un campanello sullo stipite, che suona quando si apre;
– Nascondete gli oggetti che potrebbero incitarlo ad uscire, come cappotti, sciarpe, cappelli, guanti etc.
– Mettete una cassetta con il rumore della pioggia o comunicategli che piove, per scoraggiarlo a uscire;
– Organizzatevi in modo che ci sia sempre una persona conosciuta nel campo visivo del malato, in modo che non si impaurisca immaginando di essere stato lasciato solo; l’assenza, anche di qualche minuto, può indurlo ad andare alla vostra ricerca;
– Rassicuratelo anche con le parole e con il contatto, affettuosamente, senza cercare di farlo ragionare.

Alcuni provvedimenti preventivi

Munite il malato di un braccialetto sul quale siano indicati il nome e il vostro numero di telefono.
Tenete a portata di mano fotografie recenti del malato e annotate le sue caratteristiche per poterle fornire rapidamente all’occorrenza.
Abbiate a portata di mano i numeri telefonici dei vicini di casa e dei luoghi abituali dove il malato potrebbe recarsi. Le persone dovrebbero essere avvertite dei suoi problemi, in modo da avvisare se lo vedono aggirarsi da solo.

In caso di fuga

• Chiamate in aiuto le persone conosciute.
• Avvertite la polizia (n. telefono 113) indicando che si tratta di un malato di Alzheimer, descrivendone i sintomi, in modo che non si attenda 24 ore per iniziare le ricerche.
• Mantenete la calma: di solito il malato viene ritrovato sul far della sera, quando il calo del traffico cittadino rende visibile il suo comportamento a chi lo cerca.
• Restate in casa; è preferibile che ci siate quando la persona ritorna, condotta o a volte anche spontaneamente.
• Dopo il ritrovamento accogliete il malato con dolcezza, senza rimproveri; rassicuratelo, invece, soprattutto se è stanco ed angosciato, perché si è perso, e stategli accanto finché non avrà preso sonno.
• Considerate questo evento come significativo, perché è probabile che si ripeta, e potreste non avere la stessa fortuna la prossima volta: riflettete a ciò che si possa fare per evitare che accada ancora.

Protezione legale dei disabili

1. Premessa
2. La procura
3. L’inabilitazione
4. L’interdizione
5. L’amministrazione di sostegno

1. Premessa
La malattia di Alzheimer comporta inevitabilmente menomazioni di natura fisica o psichica che rendono inizialmente soltanto difficoltoso per il malato svolgere le normali attività quotidiane e le operazioni di carattere economico, tributario, finanziario, commerciale, giuridico indispensabili per la cura dei propri affari o per l’assolvimento dei propri doveri, ma in tempi successivi fatalmente comportano l’impossibilità, per mancanza di autonomia fisica o di capacità psichica, di compiere qualsivoglia attività.
E’, quindi, utile, e in alcuni casi necessario, che il malato si avvalga di un strumento civilistico di protezione che, con l’intervento di un’altra persona, lo metta in grado di compiere tutto ciò che non può più effettuare personalmente.
Nei primi stadi della malattia, quando le facoltà intellettive sono deteriorate ma non del tutto compromesse, il malato può attribuire ad altro soggetto il potere di agire in suo nome e per suo conto mediante una procura.

2. La procura
Articoli 1387-1399 codice civile
La procura, che deve essere rilasciata per iscritto, può concernere uno o più affari, che vanno specificamente indicati, e può essere anche generale, nel qual caso al procuratore viene attribuito il potere di compiere tutti gli atti, anche di straordinaria amministrazione se dettagliatamente precisati, utili o necessari nell’interesse del malato.
E’ consigliabile che la procura venga conferita ad una persona di famiglia ( moglie, figlio, genitore o altro parente ) o ad altra persona di fiducia e con la forma dell’atto pubblico, preferibilmente notarile.
La procura può essere data ad una o a più persone; nel secondo caso è necessario specificare se i procuratori devono operare congiuntamente o hanno la facoltà di agire disgiuntamente. Essa è sempre revocabile dal malato, sempre che sia ancora capace di intendere e di volere; se non revocata, resta valida anche se il malato diventa incapace a meno che venga interdetto.
I limiti di questo strumento di protezione sono ovvi. Il rilascio di una procura è utile per riscuotere pensioni, effettuare pagamenti, concludere contratti, vendere beni, amministrare un patrimonio, gestire una impresa, ecc., ma non costituisce un rimedio idoneo a provvedere alle esigenze quotidiane, specialmente assistenziali, del malato.
Un altro istituto di tutela, previsto dal nostro ordinamento giuridico, è l’inabilitazione.

3. L’inabilitazione
Articoli 415-432 codice civile
L’inabilitazione – che può essere chiesta dalla stessa persona interessata, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti, dagli affini, dal pubblico ministero e da altri soggetti – presuppone che l’interessato sia affetto da una infermità di mente non talmente grave da dare luogo alla interdizione o che l’interessato, a causa di prodigalità, di abuso abituale di bevande alcoliche o di sostanze stupefacenti, possa arrecare a sé o alla propria famiglia gravi pregiudizi economici.
A seguito della domanda si instaura un procedimento dinanzi al tribunale civile che si conclude con una sentenza di inabilitazione, se ne ricorrono le condizioni. Questa pronuncia comporta una incapacità di agire relativa dell’interessato, che può operare soltanto con l’assistenza di un curatore nominato dal giudice.
Il ricorso a questo mezzo di tutela comporta che il malato di Alzheimer deve pur sempre compiere personalmente tutte le attività necessarie nel suo interesse, anche se con l’intervento del curatore; quindi egli non può avvalersi dell’istituto della inabilitazione quando non può agire a causa di menomazioni di natura fisica o psichica sia pure non gravi oppure a causa di situazioni, purtroppo frequenti, caratterizzate da un semplice stato di indecisione o da apatia. Peraltro l’istituto comporta una protezione soltanto sul piano patrimoniale, non avendo il curatore compiti di cura personale dell’inabilitato.
Negli ultimi stadi della malattia, quando le menomazioni, specie di natura psichica, sono talmente avanzate da determinate la perdita della capacità di intendere e di volere, quindi della capacità di agire, sorge per il malato la necessità assoluta di fare ricorso ad altri istituti di protezione civilistica.
Uno di questi, il più tradizionale, è l’interdizione.

4. L’interdizione
Articoli 414-432 codice civile
L’interdizione – che può essere promossa dallo stesso interessato, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti, dagli affini, dal pubblico ministero e da altri soggetti – presuppone l’assoluta inidoneità della persona a curare i propri interessi a causa di infermità mentale abituale. Questa inidoneità, e le relative cause, sono accertate, a seguito di un complesso e dispendioso procedimento, dal tribunale civile che pronuncia l’interdizione con sentenza, che comporta l’incapacità legale di agire della persona interdetta, cui è del tutto preclusa la possibilità di compiere atti giuridici di qualsiasi natura. Agli interessi dell’interdetto provvede un tutore che, sotto la sorveglianza del giudice tutelare, amministra il patrimonio dell’incapace e risponde verso di questo di ogni danno cagionato violando i propri doveri.
Questo strumento di protezione, tranne casi particolari, non è adeguato alle esigenze di vita di un ammalato lungodegente o di una persona affetta dalla malattia di Alzheimer.
La privazione della capacità giuridica di agire, conseguente alla pronuncia del giudice, impedisce al malato di compiere atti rilevanti di natura strettamente personale, come sposarsi, divorziare, fare testamento, riconoscere un figlio naturale e simili. Inoltre essa comporta ovvi riflessi negativi sul piano sociale per il malato e per la sua famiglia, essendo l’interdizione percepita come una vera e propria morte civile.
Più rilevante è la considerazione che l’interdizione non è idonea a sopperire alle più elementari esigenze della vita del malato. Basta pensare ai continui problemi assistenziali e sanitari nonché alle piccole e grandi incombenze quotidiane, alla cui soluzione o al cui soddisfacimento ben difficilmente potrebbe provvedere il tutore.
Resta un altro strumento di protezione, l’amministrazione di sostegno, introdotto nel nostro ordinamento con la legge 9 gennaio 2004 n. 6.

5. L’amministrazione di sostegno
Articoli 404-413 codice civile
Questo nuovo istituto risponde alle esigenza di tutelare gli interessi delle persone che si trovano nella incapacità, anche parziale o temporanea, di provvedere personalmente a compiere le attività quotidiane e a curare i propri affari, senza limitarne o annullarne la capacità giuridica di agire, come si verifica nel caso della inabilitazione o della interdizione. Ed è significativo che la sua finalità primaria è la cura delle condizioni di vita personale e sociale e degli interessi della persona priva in tutto o in parte di autonomia, destinataria della tutela.

L’utilità dell’amministrazione di sostegno può essere valutata tenendo conto delle caratteristiche dell’istituto:
A) La nomina di un amministratore di sostegno può essere chiesta dallo stesso interessato, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dai suoceri, dal tutore o curatore, dal pubblico ministero, dai responsabili dei servizi sanitari e sociali, senza che sia necessaria l’assistenza di un avvocato.
B) La domanda, da inviare al giudice tutelare del tribunale civile nel cui territorio risiede il malato, deve contenere l’indicazione delle attività materiali, economiche, giuridiche che non possono essere svolte dal beneficiario nonché la designazione della persona da nominare amministratore; se manca l’indicazione dell’amministratore, la scelta viene fatta dal giudice tutelare. La nomina può esser chiesta anche per il compimento di una sola attività.
C) L’amministrazione di sostegno è gratuita. Il giudice tutelare può riconoscere all’amministratore un rimborso delle spese e, in casi speciali, anche un equo indennizzo in considerazione delle difficoltà dell’amministrazione.
D) Il giudice tutelare sceglie l’amministratore di sostegno con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario, tenendo conto della volontà espressa da chi ha proposto la domanda, e determina la durata e le condizioni dell’incarico nonché il relativo oggetto, cioè gli atti che l’amministratore ha il potere di compiere per conto del malato e quelli che possono essere compiuti personalmente dal beneficiario con la sua presenza. Il decreto di nomina stabilisce anche i limiti di spesa, gli obblighi dell’amministratore e i rapporti che questo deve intrattenere con il giudice.
In caso di necessità, a seguito di mutamento dei bisogni del beneficiario, le misure di protezione possono essere cambiate.
E) Il beneficiario conserva la capacità giuridica di agire sia per le attività relative alla vita quotidiana sia per tutto ciò che, in base al decreto del giudice tutelare, non è riservato all’amministratore di sostegno.
F) L’amministrazione è sottoposta al controllo del giudice tutelare, che può intervenire di ufficio o su richiesta di uno dei soggetti legittimati a chiedere la nomina dell’amministratore, e in ogni caso può emettere provvedimenti di urgenza.
G) L’amministratore, in caso di disaccordo con il beneficiario, deve informare il giudice tutelare che provvede a dirimere il contrasto.
H) Gli atti compiuti dall’amministratore di sostegno in violazione di leggi o dei poteri attribuitigli da giudice tutelare possono essere annullati su richiesta dell’interessato e delle altre persone legittimate. L’amministratore risponde del danno arrecato al beneficiario.
Queste peculiarità fanno dell’amministrazione di sostegno lo strumento di tutela più adeguato alle esigenze del malato di Alzheimer, a causa della celerità e semplicità del procedimento, della facile modificabilità dell’oggetto e delle condizioni dell’incarico conferito all’amministratore, della sua possibile utilizzazione per scopi limitati o temporanei.

I doveri dell’amministratore di sostegno
L’amministratore.
• E’ tenuto a rispettare e ad assecondare la volontà della persona a lui affidata, a tenere conto e a soddisfare i suoi bisogni.
• Deve informare il beneficiario di tutto quanto egli compie nel suo interesse.
• Deve comunicare al giudice tutelare eventuali istanze del beneficiario ed ogni cambiamento delle condizioni di vita e di autonomia dello stesso.
• Deve amministrare il patrimonio del beneficiario con diligenza e deve rendere il conto della gestione.
• Deve riferire periodicamente al giudice tutelare sull’attività svolta nell’interesse del beneficiario.

I poteri dell’amministratore di sostegno
Premesso che i poteri dell’amministratore sono specificamente indicati con il decreto di nomina, all’’amministratore può essere attribuito il potere di:
• Affiancare puramente e semplicemente il beneficiario nello svolgimento delle sue attività, senza sostituirlo in tutto.
• Sostituire il beneficiario in qualità di rappresentante in ordine ad un solo atto o ad alcuni atti di natura patrimoniale o non patrimoniale ( es. firmare una domanda di divorzio, rinunziare ad una eredità, , prendere decisioni in materia di separazione personale, ecc. ).
• Esprimere il “consenso informato” ai trattamenti sanitari in nome e per conto del beneficiario.
• Compiere atti specifici in giudizi civili e penali.

In sede di prima applicazione dell’istituto sono sorti problemi pratici circa i limiti della possibilità del ricorso all’amministrazione di sostegno.
Una delle questioni ha riguardato l’ammissibilità del ricorso per la nomina dell’amministratore di sostegno nel caso in cui il possibile beneficiario non possa muoversi o esprimersi in modo assoluto e, quindi, sia del tutto incapace di agire.
I giudici tutelari di alcuni tribunali si sono orientati per la inammissibilità del ricorso, privilegiando la scelta della inabilitazione o della interdizione.
Per risolvere la questione è intervenuta dapprima la Corte Costituzionale che con la sentenza n. 440 del 9 dicembre 2005 ha chiarito che il giudice tutelare, soltanto se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare all’incapace la protezione consentita con la nomina dell’amministratore di sostegno, può ricorrere alle ben più invasive misure della inabilitazione e della interdizione.

Sull’argomento si è poi pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13584 del 4 aprile-12 giugno 2006 che, sulla scia della strada segnata dalla Corte Costituzionale, ha statuito che il giudice tutelare, nella scelta fra i vari istituti di protezione, deve tenere conto in primo luogo delle finalità dell’amministrazione di sostegno, cui si deve accedere ogni qual volta sia possibile tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire , le persone prive, in tutto o in parte, di autonomia nell’espletamento della funzioni della vita quotidiana; in secondo luogo del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario e della gravità e durata della malattia. Se non risulta necessaria una limitazione generale della capacità di agire del beneficiario, deve essere preferita l’amministrazione di sostegno. Se, invece il beneficiario – che parimenti si trovi in condizioni di abituale infermità che lo rendano incapace di provvedere ai propri interessi – non è in grado di gestire un’attività di una certa complessità, da svolgere in diverse direzioni, oppure nei casi in cui appare necessario impedire al soggetto da tutelare di compiere atti pregiudizievoli per sé, è preferibile il ricorso alla inabilitazione o alla interdizione.
Ancora la Corte di Cassazione con la sentenza n.4866 del 1/3/2010 ha chiarito che “l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità e alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa“.

In conclusione, e per quanto interessa, la persona affetta dalla malattia di Alzheimer può beneficiare della amministrazione di sostegno anche negli ultimi stadi della malattia, quando si trova nella assoluta impossibilità di provvedere ai propri interessi, purché le attività che dovrebbe compiere in sua vece l’amministratore non siano di particolare complessità (ad es. la gestione di una impresa commerciale o di un patrimonio differenziato), oppure le condizioni sociali espongano il malato più facilmente al compimento di atti pregiudizievoli ovvero ancora ricorrano situazioni di particolare gravità che dovrà essere il giudice a valutare.

Sergio Cardillo

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